La strategia win to win e la morale della favola

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Quale migliore esempio di strategia
win to win!

Pantelleria, estate 1978.

Sto guidando una Opel Kadett 1000, un vero reperto archeologico, prestatami da amici. Ho deciso di fare un giro dell’isola, sono arrivata da poche ore e sono curiosissima.

La strada, tutta buche e sassi, corre lungo tutto il litorale costiero, infatti i Panteschi, che amano la chiarezza, la chiamano ‘la Perimetrale’.
Per lo stesso motivo, la montagna più alta dell’isola si chiama ‘Montagna grande’, la strada che sale all’aeroporto si chiama ‘Via dell’Aeroporto’, e così via.

Non c’è modo di sbagliarsi così!

Naturalmente il tratto di isola opposto al paese principale si chiama,
manco a dirlo, ‘Dietro l’Isola’ ed è proprio sulla strada perimetrale
Dietro l’Isola che sto guidando la scassatissima Kadett 1000.

Ho gli occhi pieni di blu, di cielo e di mare, ma qui il blu non è semplicemente
blu è, come dire…… BLUUUUU e il verde della vigna e del capperi non è semplicemente verde è…… VERDEEEEE. Tutto quanto è al cubo, amplificato,
i sapori, i profumi e ….. Il caldo. Il caldo cuoce, letteralmente.
Dall’Africa arriva uno scirocco sabbioso, come un asciugacapelli sparato dritto in faccia. Mai sperimentato niente di simile prima.

Sono inesperta dell’isola, sono sventatella e anche un pò sciocchina.
Mi hanno detto che questa metà di isola è deserta e che non c’è niente, ma
io penso che oggigiorno una bottiglia di acqua e qualcosa da mangiare
si trovano dappertutto, proprio dappertutto.

E invece no.

Continuo a guidare, a guidare, in mezzo a questa natura senza mezze misure
respirando quest’aria pulitissima e rovente e non vedo traccia di presenza umana.
Non un’auto, non un palo della luce, non un’edificio abitato, niente di niente.
Ho caldo, ho fame, ho sete e attorno a me c’è il nulla a centomila farenheit.

Come un miraggio, sul muretto di ossidiana nerissima e luccicante che costeggia la strada e la separa da un campo coltivato, vedo un cestino colmo di uva e fichi maturi. In fondo al campo all’ombra di un gigantesco albero di fichi c’è un contadino, magrissimo, vecchissimo, completamente, irrimediabilmente ricurvo per aver raccolto capperi da terra per tutta la vita.

Da vera bestiola cittadina penso, come si usa da noi, che uva e fichi siano in vendita, perciò chiamo il contadino e gli chiedo se posso comprarne.

‘Accattari ??? ‘ mi risponde ‘ Noooo, si pigghiasse pure soccu ci bisogna’ e poi
mi spiega ‘Sapite, se qualche turista vide ‘a ficara ‘n’funno o’ campu e si vole cogghiere un ficu, trase into u’ campu e magari, senza vuliri, mi fa danno. Allora io ci misi i frutti vicini vicini, accussì iddu si contenta e nun c’è danno’.

(Comprare?? No prenda pure tutto quello che le serve. Sa, se qualche turista vede il fico in fondo al campo e vuole cogliere un fico, entra nel campo e magari, senza volere, mi fa danno. Allora io ho messo i frutti a portata di mano, così lui è contento e non c’è danno)

Mi scuso se ho scimmiottato il maestro Camilleri, ma non volevo togliere nulla al mio ricordo.

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…..quale migliore esempio di strategia win to win

Quale migliore esempio di strategia win to win.
Tutti vincenti, il turista felice coi suoi fichi e il suo grappolo d’uva, e felice
il contadino che non trova capperi calpestati o tralci d’uva maldestramente spezzati .

Recentemente ho ascoltato parlare un famoso insegnante di yoga.
Il suo insegnamento è che non ci sono maestri migliori della natura e
della vita stessa.

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…..ho ascoltato parlare un famoso insegnante di yoga….

Mi è tornata alla mente quella natura forte e intensa e quel contadino.

Il mio sguardo sulle cose cambiò da quel momento.
Non ho più visto quel contadino, ma non l’ho dimenticato.
Non ho avuto modo di ringraziarlo per le sue parole.
Lo faccio adesso da queste righe.

La morale della favola è presto detta: davvero l’insegnamento può
arrivare da chiunque in qualunque momento, quando meno te lo aspetti.
Occorre stare sempre aperti e pronti a ricevere il messaggio.

Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.

Short english translation:

Pantelleria, summer 1978.
I’m driving a 1000 Opel Kadett, a real archaeological find, lent me by friends.
I decided to do a tour of the island, I am arrived since a few hours and I’m curious.

The road, full of holes and stones, runs along the coastline, in fact
the Panteschi, who love the clarity, call it ‘the Perimetrale’.
For the same reason, the island’s highest mountain is called ‘Big Mountain’, the road that goes to the airport is called ‘road to the Airport’, and so on.

There is no way to make a mistake in this way!

Needless to say, the part of the island opposite the main village is called,
‘Behind the Island’ and is right on perimetral road around the
island that I’m driving the battered Kadett 1000.

My eyes are filled with blue, sky and sea, but here the blue is not simply
blue is like saying …… BLUUUUU and the green color of vine and capers is
not simply green ……it is GREEEEN. Everything is amplified,
flavors, fragrances and ….. The heat. The heat bakes, literally.
From Africa comes a sirocco wind, full of sand, like a hairdryer shot straight in the face. Never experienced anything like this before.

I am unfamiliar with the island, I am a silly girl and even a little fool.
I was told that half of this island is deserted, but I think that nowadays a bottle of water and something to eat, they’re everywhere, just everywhere.

Not in this case.

I keep to drive and drive in the midst of this nature with no half measures, breathing this hot and spotless air, and I see no trace of human presence.
Not a car, not a light pole, not even an inhabited building, nothing.
I’m hot, I’m hungry, I’m thirsty and there’s nothing around me.

Like a mirage, on the wall, made of black and shiny obsidian, that runs alongside the road and separates it from a cultivated field, I see a basket full of grapes and ripe figs. At the end of the field in the shadow of a giant fig tree there is a farmer, very thin, very old, completely, hopelessly bent for having picked capers from the ground during the whole life.

As a true town creature I think, as used by us, that grapes and figs are on sale, so I ask the farmer if I can buy some.

He says ‘ Buy? Nooo, you can take whatever you need’ and he explains to me ‘ If some tourist sees the fig tree at the end of the field and wants to take a fig, he enters into the field, and perhaps, unwittingly, he damages the capers or the vine.
Therefore I put the fruits at hand, so he is happy and there is no damage’.

What better example of strategy win to win.
All winners, the tourist happy with his figs and his bunch of grapes, and happy
the farmer who does not find capers and grape vines clumsily stepped on or broken.

I recently listened to a talk of a famous yoga teacher.
His teaching is that there are no best teachers of the nature and of
the life itself.

I thought to that day, the strong and intense nature and the old farmer.

My outlook on things changed since that time.
I have not seen that farmer anymore, but I have not forgotten.
I have not had the opportunity to thank him for his words.
I do so now by these lines.
Too late? No because the moral of the story is simple: teaching can
come from anyone at any time, when you least expect it.
We must always be open and ready to receive the message.

Stay tuned!

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2 Commenti

  1. fiflioccia

    lacrime scorrono in quel blu e il cuore vola in quel verde..anti ..autentici e sconcerti

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  2. Garfield

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