Ratatouille, il film. A proposito della professione di critico

Ratatouille

Recentemente ho visto di nuovo, forse per la terza volta, il film Ratatouille.

Ratatouille, il film

Ratatouille, il film.

Sono sicura che non c’è niente che tu non sappia già di questo film, forse ne conosci perfino pezzi di dialogo a memoria, il motivo per cui ospito nel mio spazio una considerazione su questo film ti sarà chiaro tra poco.

Il giovane ratto che insegue il suo sogno di diventare un grande chef, osteggiato dalla sua comunità e dalla sua stessa famiglia, la loro convinzione che non ci sia possibilità di elevarsi al di sopra della propria condizione, sono allegoria della situazione di vita di molti di coloro che popolano questo pianeta in quest’epoca.

La coraggiosa scelta del ratto Remy di abbandonare il passato e il conosciuto per osare il grande salto, a qualsiasi prezzo, è forse motivo di riflessione per molti di noi.

La decisione di affascinare il temuto critico con una pietanza semplice, rassicurante, niente di esotico o spettacolare, fa anch’essa riflettere.

Ratatouille

Ratatouille,una pietanza semplice, rassicurante, niente di esotico o spettacolare

La meraviglia, tutta disneyana, di coronare gli sforzi coraggiosi e la grande determinazione con il successo, è la ciliegina sulla torta e ci ricorda che, se perdiamo le speranze, siamo fregati e che i sogni vanno coltivati.

Ratatouille

Ratatouille.
Il lieto fine

Ma la cosa che ogni volta, e ti assicuro ogni singola volta, mi emoziona fortemente, è la considerazione che il terribilissimissimo critico Anton Ego, ti prego di apprezzare la scelta del nome, fa a proposito della professione del critico. Ho trascritto la traduzione perchè tu possa goderne con me.

Ego scrive: ” Per molti versi la professione del critico è facile.
Rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il loro lavoro al nostro giudizio.
Prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere.
Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che, nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre, ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale……”

Come forse hai già letto in queste pagine, ho aperto e gestito due ristoranti, cucinandovi personalmente, per circa 25 anni.
I critici sono stati buoni con me, malgrado ciò, non dimenticherò mai l’ansia all’approssimarsi dell’autunno, stagione di uscita delle maggiori guide gastronomiche.
Come scordare la sensazione di frustrazione derivante dalla consapevolezza che la sopravvivenza del tuo ristorante era in mano a persone che, in alcuni casi, non avevano mai tenuto in mano un mestolo o un coltello e, meno che mai, gestito un’attività complessa come un ristorante.

Come sottolinea Ego, le recensioni negative, autentiche frecce avvelenate scagliate a distanza, hanno il vero scopo di aumentare la popolarità di chi le scrive in quanto, come sappiamo, il negativo fa notizia, fa aumentare le vendite.

Adesso per me, tutto è cambiato, adesso il mio critico più attento sei tu, tu che mi leggi se ti interesso, mi ignori se ti annoio, e non ti curi di aumentare le vendite.
Ti ringrazio per ogni momento di attenzione che mi dedichi spontaneamente, e lascia che ti assicuri che il mio impegno per meritare la tua attenzione crescerà sempre più.

Adesso, però, lasciami dire dal cuore: “Anton Ego, ti adoro!”

Ratatouille

Anton Ego, ti adoro!

Short english translation:

Ratatouille, the movie.
I recently watched, maybe for the third time, the movie “Ratatouille”.
I’m sure that you know almost everything about this movie, possibly you know by heart even pieces of the dialogue.
The reason why I post here in this blog, a consideration about this movie will be clear shortly.

The young rat who pursues its dream of becoming a great chef, even if opposed by his community and his own family.
Their belief that there is no chance to rise above their own condition,
are an allegory of the life situation of many inhabitants of this planet
at this time.

The courageous choice of the rat Remy to abandon the past to dare the big jump, at any price, is it food for thought for many of us.

The decision to fascinate the feared critic with a simple dish, comforting, reassuring, neither exotic nor spectacular, does also reflect.

The wonder, in pure Disney style, to crown the courageous efforts and the great determination with success, is the icing on the cake and reminds us that, if we lose hope, we’re screwed, and also that dreams must be always cultivated.

But what excites me greatly every time and, I assure you, every single time, is the consideration done by the very terrible critic Anton Ego, I beg you to appreciate the choice of the name, about the profession of the critic.
I transcribed the translation so that you can enjoy it with me.

Ego writes: “In many ways, being a critic is easy. We risk very little, while taking advantage of the great power we have on those who submit their work to our judgment.
We thrive, thanks to the negative reviews, which are great fun to write and to read.
But the sad reality that we must accept is that, in the big scheme of the things, even the most mediocre work, has a lot more soul of our judgment that defines it so …… ”

As you may have already read in these pages, I opened and managed two restaurants, cooking there personally, for about 25 years.
The critics have been good to me, in spite of that, I will never forget the anxiety at the approach of autumn, the season of the output of the major restaurant guides.
How to forget the feeling of frustration arising from the awareness that the survival of your restaurant was in the hands of somebody who, in some cases, had never held a ladle or a knife, let alone to manage a complex activity as a restaurant.

As Ego pointed out , the negative reviews, authentic poisoned arrows hurled from distance, have the real purpose to increase the popularity of the person who writes because, as we know, the bad news increase the sales.

By now for me, everything has changed, now my more attentive critic is you, you who read me if I am interesting and who ignore me when I bore you, you who do not care about increasing sales.
I thank you for every moment of attention that you spontaneously dedicate to me and let me assure you that my commitment to deserve your attention will grow more and more.

But now, let me say from the deep of my heart: “Anton Ego, I adore you!”

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